Davanti alla porta del cuore due buste con dentro tutto quello che avrei dovuto buttare via da tempo; tuttavia il pattume continuava ad occupare spazio dentro di me e non c’era modo di liberarmene. Un giorno mi sono fatta coraggio e con un piccolo sforzo ho affondato le mani dentro di me fino ad arrivare alle radici, ho strappato via la spazzatura e l’ho stretta tra i palmi delle mani. La consistenza era friabile ma non troppo, ho dovuto ricorrere alla forza di un orso per distruggere i pezzi di me ormai marci e opulenti. Non posso dire di sentirmi pienamente soddisfatta perché quella spazzatura aveva la sua utilità, mi aiutava a non sentire il vuoto, un vuoto duro e pesante che non fa altro che spegnere tutto quello che sento nel cuore. Quel vuoto è la realtà che da tempo cerco di nascondere, rappresenta le assenze e le mancanze che ormai sono diventate assordanti senza lui.
È mattina e mentre mi dirigo verso casa vedo una piccola signora alla fermata dell’ autobus, porta ancora la mascherina chirurgica, è spaesata si guarda intorno e non riesce a trovare un tabellone con gli orari, ho deciso di darle una mano, d’altronde il gap tecnologico in termini generazionali è estremamente diffuso e non è una novità, tuttavia non fanno nulla per ridurre i disagi.
Signora: “Signorina lei sa quando passa il 94?”
Con aria stanca le ho risposto “Signora stia tranquilla sta per passare, vedo dall’app che mancano solo tre minuti”.
Signora: “Non è possibile, le cose non sono più sostenibili, non riesco più a muovermi! Adesso o hai la macchina o non si capisce più niente. Mi dica ragazza come fanno quelli come noi a spostarsi?! Non sappiamo usare questi cellulari estremamente complessi!”.
La guardo dispiaciuta, alla stesso tempo vorrei dirle che anche per me le cose non sono facili nonostante io non abbia problemi con i cellulari. Per me è stata una nottata abbastanza intensa; ho deciso di dormire da lui anche stanotte, abbiamo fumato qualche canna e abbiamo fatto sesso. Di solito a volte ci facciamo compagnia visto che siamo due anime sole e fortemente tormentate, lui è un tipo a posto, non gli interesso come compagna e lui non inetreassa a me. A volte sa essere veramente stronzo nei modi e spesso finiamo a litigare. Le nostre nottate sono un modo per sentire meno il peso del mondo addosso, siamo estremamente disinteressati. Abbiamo tanti interessi in comune: la musica, i film, i tatuaggi, lo stile. Di solito appena varco la porta di casa sua lui è lì che mi fissa, ha già fatto partire la solita playlist rock, io faccio qualche passo e gli sorrido e lui mi salta addosso. Mi afferra i fianchi e mi tira a sé, poi mi bacia violentemente e con quelle braccia grandi e meravigliose mi prende in braccio e mi porta sul letto della sua stanza e facciamo un gran ben sesso. Quando abbiamo finito di consumare ci facciamo una canna e fra una cazzata e l’altra ci addormentiamo.
Stanotte non è andata esattamente così. Quando sono arrivata era lì che mi aspettava, non c’era la musica rock e non mi è saltato adesso. “Vieni dobbiamo parlare” mi ha detto. Il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata, avevo la bocca asciutta dalla paura. Cosa doveva dirmi di così importante? Cosa c’era più importante di una notte di sesso? Non ho avuto il tempo di sedermi che mi ha detto: “Sto frequentando una ragazza. Questa volta faccio sul serio”. In quel momento il mondo mi è clollato addosso ma, non capisco perché. Fino a quel momento lui per me era solo sesso. Quando me ne andavo non lo pensavo, vivevo le mie giornate serenamente, non avevo la necessità che mi scrivesse la buonanotte, non avevo la necessità che mi dicesse cosa faceva. Quando non ero con lui stavo bene e quando ero con lui anche.
L’ho guardato, ho fatto un sorriso forzatissimo e gli ho detto: “Va bene, sono felicissima per te”. Mentre cercavo di salutarlo imbarazzata mi ha chiesto di rimanere almeno a cena, allora alla fine ho ceduto e sono rimasta. Mentre cenavamo e chiacchieravamo dell’ultimo film uscito al cinema mi si è incastrato un pezzettino di carne fra i denti, ho iniziato a passare la lingua sui denti per tentare di rimuovere il residuo. Ho alzato un attimo lo sguardo e lui era lì che mi fissava. Conoscevo quello sguardo, mi piaceva da morire quello sguardo. Imbarazzata mi alzo e mi offro di aiutarlo a sparecchiare, mentre stavamo sbarazzando il tavolo i nostri sguardi si sono incrociati un’altra volta. Quella è stata la fine, mi è saltato addosso, mi ha presa dai fianchi e stesa sul tavolo. Mi ha baciata tanto forte che sento ancora le sue labbra. Mentre mi tirava su la gonna e sfilava il tanga, mi mancava il respiro, sentivo qualcosa di estremamente forte spargersi in tutto il mio corpo, un’energia animalesca ma anche fiabesca. Era così caldo, per la prima volta mi stava passando la lingua fra le gambe fino alle grandi labbra, era la prima volta, sentivo il suo respiro pensante e intenso come non avevo mai sentito prima. Con la lingua ha seguito le linee del mio corpo fino ad arrivare al viso. Ha aperto gli occhi, che fino ad allora aveva tenuto chiusi e per la prima volta mi ha guardata fino a sprofondare nelle mie iridi le sue. Io ero completamente bagnata, i suoi occhi neri erano così profondi, aveva le pupille dilatate, non le avevo mai viste così, o forse non ci avevo mai fatto caso. Mi ha fatta ruotare fino a farmi ritrovare di faccia sul tavolo in una posizione supina, mentre apriva il profilattico tremavo dalla voglia di lui, a un certo punto sento il suo calore dentro di me. Mi teneva i fianchi e si muoveva dolcemente; ansiamava, ansimavamo insieme, mi sentivo a un passo da cielo, tremavo e lui con me, finché non siamo venuti insieme, mi ha strinto i fianchi e poi si è sdraiato dolcemente su di me e mi ha dato un bacio sulla fronte. Ero lì ferma, dagli occhi scendevano delle lacrime ed ero arrossita. Non doveva assolutamente vedermi lacrimare. Non sapevo cosa fare né cosa dire allora ho detto: “Scusami devo usare il bagno”. Lui si è spostato e mi ha chiesto: “Tutto bene?”. Io con aria sicura ho risposto di sì e ho raggiunto il bagno. Quando sono uscita lui era lì che mi aspettava: “Vieni a letto. È tardi non puoi tornare adesso a casa.”. Ci siamo fumati la solita canna e lui si è addormentato. Io non riuscivo a dormire, lo guardavo con gli occhi chiusi riposare, era bellissimo, non mi ero mai resa conto di quanto era bello, era lì che dormiva beato dopo aver fatto l’amore con me e sapeva che il giorno dopo mi avrebbe salutata per sempre. Aveva un odore simile a quello dei biscotti Baiocchi, il suo sapore era dolce con un retrogusto di salato, i suoi lineamenti erano dolcissimi ai mei occhi. Per la prima volta lo guardavo e lo volevo tutto per me ma era troppo tardi. Alle cinque del mattino ero ancora lì, sveglia a guardarlo. Decido di andare via senza svegliarlo, mi vesto e vado via.
Il 94 è finalmente arrivato, io e la signora saliamo sull’autobus, alla mia destra una ragazzina mora, i suoi occhi sono verdi, sembra abbia pianto perché la matita nera sotto gli occhi è sbavata. Indosso porta un toppino in cotone rosso e una giacca di pelle nera, ha le mani piccole, porta lo smalto nero che è ormai sbiadito e le sue unghie sono mangiucchiate, ha un piercing all’ombelico e uno al labbro inferiore. Sorride forzatamente e si morde le labbra mentre il suo sguardo è rivolto al cellulare. Alla sua destra un ragazzo, moro anche lui, i suoi capelli sono crespi e spettinati, gli occhi sono neri e molto grandi, indosso ha un piumino nero e un cappellino nero, la sta fissando dispiaciuto, pare abbia la coscienza sporca, tenta di prenderle la mano ma lei la sposta, ritenta ma lei per la seconda volta sposta la mano e si allontana fino a dirigersi verso la parte anteriore dell’autobus vicino all’autista. Lui ha lo sguardo rivolto verso il basso, non la segue.
Scendo dall’autobus e mentre mi dirigo a casa non riesco a non pensare alla vicenda. In quel momento ho rivissuto dei dolori intensi, dolci, è come se delle piccole ferite dentro di me si fossero risvegliate. Orami sono single da 2 anni, sto cercando di non impegnare il mio cuore con nessuno. Sono un disastro in amore, finisco per perdere il controllo di me stessa, divento davvero insopportabile, insicura, e perdo spesso la testa. L’amore per me è come una brutta dipendenza, l’effetto è decisamente eccitante, dolce, rilassante, ma non posso evitare il dolore che comporta. Ho sempre pensato di non poter amare diversamente, con il tempo inizia a piacermi e ne voglio sempre di più, voglio sprofondare in quelle sensazioni. Penso a me e a lui, carne contro carne, non riesco a smettere di pensare alle sue mani sui miei fianchi, sento ancora il suo odore, ho i brividi. Se mi lecco le labbra sento il suo sapore, sto ancora tremando e non sono sicura che la causa sia il freddo. Leccherei tranquillamente qualsiasi cosa di lui, le sue labbra, le dita, il petto fino ad arrivare al fallo. Sembro posseduta da una forza naturale in grado di spegnere qualsiasi mia attività celebrale.
Sono arriva a casa, mi butto sul divano e accendo la TV, inizio a fare zapping e mi chiedo perché l’amore è spesso uno dei temi principali di diversi programmi spazzatura. Continuo a cambiare canale e anche sui canali tematici ci sono film dannatamente smielati, tutto sembra ricordarmi quanto sono sola. Inizio a sentire una bruttissima sensazione allo stomaco mi sta salendo una nausea incredibile, corro in bagno e vomito, contemporaneamente squilla il cellulare, è Johan che mi ha scritto un messaggio: “Sei andata via senza salutare. Volevo dirti che non c’è nessun altra. C’è sempre lei, è la stessa persona e tu sai chi è… È l’unica persona che io abbia mai amato. Ti auguro buona fortuna”. Sta chiaramente parlando della sua ex fidanzata che lo scarica quando ha voglia di cambiare aria per poi tornare a scombussolargli la vita, lui non si renderà mai conto che lei non lo ama, a lui non importa essere amato da lei. A lui importa solo amarla, farebbe qualsiasi cosa per lei. Non me lo ha detto subito perché sa perfettamente come la penso. Sicuramente scaricare me è stata la cosa più semplice da fare.
Torno in salotto e mi rimetto sul divano, non faccio altro che pensare alle sue mani, alle sue labbra, al suo corpo. Mi dirigo verso la cucina metto a scaldare un po’ d’acqua, la verso in una tazza e immergo all’Intero una busitina di camomilla e due cucchiaini di miele. Apro la dispensa e prendo le mie gocce ai fiori di Bach e mi dirigo verso la camera da letto sperando di dormire un po’.
Sono sdraiata sul mio letto e sento suonare il citofono, mi tiro su e vado ad aprire la porta. È Jhoan, mi fissa, lo fissò, mi bacia dolcemente e poi mi dice “Ti amo”.
Di botto sono nuovamente sul letto della mia stanza, Jhoan non è qui. Io sono qui, sola come sempre, stavo solo sognando.
Decido di scivere un messaggio per dichiararmi a lui, non ho nulla da perdere ormai, ho bisogno di liberarmi di quel peso, ho il bisogno di dirgli cosa significa lui per me: “Perdonami, ti avevo promesso che non mi sarei mai innamorata di te, ma non sono stata brava a mantenere la promessa. Non sei costretto a rispondere a questo messaggio mi interessa solo liberarmi di questo peso.
Quando mi hai detto che c’era un’altra mi è crollato il mondo addosso. Perdonami se sono stata una vigliacca, forse avrei dovuto palesare i miei sentimenti ma la verità è che nemmeno io sono stata in grado di riconoscerli. Non riesco a immaginare una vita senza te, mi manca quello che avevamo. Jhoan io ti amo.”
Continuo a fissare questo messaggio e mi manca il coraggio per inviarlo. Poggio il cellulare sul comodino e faccio su una canna sperando in un aiuto. L’accendo, fra un tiro e l’altro tremo, me la fumo in poco tempo, mi scendono diverse lacrime e sono ancora qui che non riesco a premere “invio”. Mi arrendo, elimino il messaggio, piangere più forte sarà sicuramente liberatorio.
Non lo contatterò più, non posso scombussolargli la vita, voglio la sua felicità. Era la cosa più bella che avevo e non sono stata in grado di riconoscerlo, adesso l’ho perso per sempre, non ho neanche provato a conquistarlo. Ho il cuore a pezzi, il vuoto dentro di me è immenso. Scriverò di lui, così potrò inventare un mondo dove ho abbastanza coraggio per amare, un mondo dove stiamo insieme, viaggiamo, parliamo di tutto. Un mondo dove non ho sbagliato, un mondo dove facciamo l’amore dapertutto, un mondo dove posso rimediare a tutti gli errori che ho fatto prima di lui e con lui.

scrivilo quel messaggio, scriviamo lo stesso, anche se è passato tempo…a volte la vita ci sorprende 🙂
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La penso proprio come te, dobbiamo scriverlo quel messaggio. I miei racconti sono metafore. Prendo spunto dalla realtà ma non sono riconducibili alla mia realtà ma alla realtà che vedo. La realtà che vedo io è una realtà dove c’è tantissima carenza d’amore perché si ha paura di amare. Ho voluto riportarlo in un racconto, spero sia piaciuto. Sono contenta che il messaggio sia arrivato.
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si, questa cosa è vera sopratutto fra i giovani adesso. E’ arrivato.
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